
Sono tre i protagonisti di questa storia.
C’è l’orso Dino, spostatosi dal Trentino alla provincia di Vicenza, che dopo aver fatto fuori tre asini e averci provato con due cavalle, rischia di essere impallinato da qualche allevatore non rispettoso della legge. In Germania farebbe una fine peggiore, come capitò qualche tempo fa a Bruno, un orso fatto fuori per ordine delle autorità. Noi italiani siamo certamente più garantisti.
Poi c’è il coccodrillo la cui identità non è stata ancora accertata dagli inquirenti, cioè gli uomini della Guardia Forestale e della Polizia provinciale di Caserta. Il rettile, lungo un metro e mezzo, si presume che sia stato spostato dalla dimora di un camorrista e buttato in un lago di Falciano nel Massico. Per quanto il lago non sia enorme e il coccodrillo non sia piccolo, le ricerche del rettile non danno ancora esito positivo. Si alimenta la leggenda del mostro, Falciano viene ribattezzata Loch Ness e i turisti accorrono. Noi italiani pur di non scucire un soldo, sia pure il biglietto dello zoo, ci faremmo azzannare.
Infine c’è Francesco Cascio, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che da qualche giorno è sotto protezione dalla Polizia di Stato per aver detto no alla stabilizzazione di più di tremila precari nell’Isola. Non c’era la copertura finanziaria, ed è bastato dichiarare questo per costringerlo nella notte di giovedì a servirsi dall’uscita secondaria per allontanarsi da Palazzo dei Normanni con la scorta e aggirare il blocco dei manifestanti ed ex-pip. L’assegnazione della scorta è stato un atto dovuto da parte del ministero dell’Interno. Come se si temesse il ritorno dei precari insurrezionalisti o delle brigate precarie rosse. O forse più semplicemente siamo passati dalle politiche dell’assistenzialismo a quelle dell’autodifesa. In mezzo c’è sempre la fame.
Il dubbio comunque rimane. Chi dei tre ha più possibilità di farcela?
_Inserito da , il 03/05/2010 alle 11:51, nella categoria animal.
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