
Inserito da , il 02/06/2010 alle 14:27
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Inserito da , il 07/05/2010 alle 18:06
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Il capo vi chiede l’amicizia? Facebook Aziendalista è quello che fa per voi!
La privacy non è di questo mondo. Del mondo di Facebook, s’intende. Più di tutto, con l’avanzare del social network più famoso della terra, si fa largo il problema dell’invadenza padronale.
A tutti sarà successo di ricevere una richiesta d’amicizia da parte del proprio capo d’azienda.
O anche semplicemente di un lecchino che non vede l’ora di parlar male di voi. Fosse per voi non accettereste mai la loro amicizia. Ma ignorarli è un problema. Il giorno dopo in ufficio vi guarderanno con sospetto, e così il giorno dopo. Fino a quando, davanti al vostro pc, chiederanno: “Hai visto che ti ho chiesto l’amicizia su Facebook?”, e lì non vi resterà che accettare e dire addio alla vostra libertà di sbronzarvi e insultare quell’imbecille del vostro direttore.
Proprio per tirarvi fuori da questo impiccio, abbiamo creato Facebook aziendalista!
Come funziona è presto detto: a fronte di un modesto abbonamento mensile, ci incarichiamo di creare una pagina specchio del vostro profilo Facebook, ripulita da qualsiasi dettaglio compromettente: niente foto mentre abbracciate il cesso di una discoteca, niente immagini in cui ve ne state appolipati con una sedicenne cubana, niente scatti nostalgici del concertone del primo maggio con la maglietta del Che (facciamo anche piazza pulita di ricordi da raduni fascisti, se il vostro capo è un bacchettone di sinistra).
Anche gli status aggressivi nei confronti della vostra azienda e in generale le simpatiche manifestazioni di pigrizia che amate condividere con gli amici, saranno cancellate.
Al capo che vi chiede l’amicizia su Fb, darete così il vostro Facebook aziendalista, salvando la vostra privacy e le vostre frustrazioni del mestiere.
E con un piccolo extra mensile, potete avere il servizio Facebook aziendalista Pro, una vera e propria macchina da guerra per la vostra carriera: un nostro addetto si farà carico di aggiornare il vostro profilo civetta con status degni dei migliori lecchini. Alcuni esempi: “Il mio boss è un dio, spero un giorno di essere degno di portargli il caffè vestito da colf ucraina”; “Che palle! Ieri sera ho litigato con la mia ragazza, perchè voleva scopare tutta la notte. Come se non sapesse che il giovedì notte devo sbrigare gli arretrati del lavoro!” o ancora: “Confesso, ieri alla 14esima ora di lavoro ho quasi ceduto, ma poi ho pensato che tanti altri vorrebbero stare al posto mio, e ho ripreso alla grande!”; fino a “Se il capo sapesse che per lui lavorerei anche gratis, mi ridurrebbe lo stipendio”.
Disponibili anche inserimenti di foto ricordo col capo durante la gita aziendale al cimitero militare americano di Anzio.
Allora, che aspettate? Chiamate Fuoribusta e chiedete di Facebook aziendalista, la soluzione giusta per il vostro meritato cazzeggio.
Qui la pagina di Facebook Aziendalista
Iscrivetevi!!
_Inserito da , il 29/04/2010 alle 09:32
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Recensione
Fight Clan
di Jan Ku Shek
Fight Clan è un film che vi inchioderà alla poltrona. Una pellicola surreale e nevrotica, tratta da una storia vera, girata quasi esclusivamente in interni di lussuose auto blindate, dove ogni vano portaoggetti rappresenta un’insidia.
Il protagonista è Giuseppe, un agente di scorta, un appuntato dalla carriera promettente. Lo scortato è un ex presidente di Regione, Totò Smack and Clean, molto amato e molto ricercato. Purtroppo, alcune infelici amicizie del passato hanno portato l’ex governatore a essere condannato a sette anni per favoreggiamento della mafia. Giuseppe, vive così un forte conflitto interiore. Deve proteggere il suo capo da possibili attentati mafiosi, ma allo stesso tempo lo accompagna ogni giorno alle udienze in cui è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Un giorno Giuseppe capisce che se veramente l’ex governatore fosse un amico degli amici, spetterebbe a lui difenderlo… da se stesso.
Questo dilemma morale spinge l’appuntato sul pericolosissimo crinale di uno psicothriller, in cui il confine tra bene e male, tra vittima e carnefice, tra amici e nemici si confonde in continuazione.
Giuseppe, nel tentativo di salvare lavoro e morale, nella speranza di dare una coerenza a tutto, prende a sorvegliare i bracci destri dell’ex presidente. E tra questi pericolosi bracci destri, c’è lui stesso.
Giuseppe comincia a pedinarsi, a controllare i propri conti bancari, a prendere informazioni su sè stesso. In un momento di distrazione, inserisce una microspia nella tasca del proprio giubbotto.
Sono tante le notti insonni passate ad ascoltare le sue conversazioni telefoniche con l’ex governatore, in cerca di un possibile indizio che lo porti a sventare un progetto d’attentato ai danni del suo protetto. Ma Totò non si sbilancia. Difficile trovarlo a parlar male di se stesso. O è un genio, o è innocente. Giuseppe si avvia dunque verso la pazzia. Se lo stato ha assegnato la scorta a Totò, vuol dire che rischia veramente la vita. E se lo stesso stato lo ha condannato a 7 anni, non c’è dubbio che si tratta di un uomo pericoloso.
La matassa si ingarbuglia ancora di più quando Giuseppe trova un cannolo smangiucchiato dentro la sua cassetta della posta. È se fosse lui, adesso, al centro del mirino? E se fosse un avvertimento della serie “ti squagliamo nella ricotta”? E se invece le sue fossero soltanto allucinazioni paranoidi?
Il finale, degno dei migliori fantathriller degli ultimi decenni, non possiamo svelarvelo. Vi toglieremmo il gusto. E soprattutto lo toglieremmo all’ex governatore.
Hanno detto di questo film:
“Quando Fight Clan inizia, è impossibile alzarsi dal divano. Ma anche dopo”
Giuliano Ferrara
“Nonostante sia un esordiente, questo regista si conferma un maestro del cinema”
Walter Veltroni
“Dall’inizio dell’anno abbiamo arrestato un mafioso a pasto”
Bobo Maroni
“Porcoddue, avevo promesso a Cinzia di prendere quello con Brad Pitt”
Gianni er Pizzettaro
“Questo film è un pizzicotto all’interno-coscia della mafia. Comunque, anche io ho la scorta”
Roberto Saviano
_Inserito da , il 22/04/2010 alle 17:42
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“Parliamoci chiaro, professorè.
Mi pare che lei ultimamente sta pisciando fuori da vaso. Stamattina, ad esempio, mi ha chiamato alla lavagna. E già qua avrei da lamentarmi, ma siccome sono un signore, passiamo avanti. Mi ha fatto tre domande, e mi ha messo 4 in pagella.
Allora professorè, ricapitoliamo, che come dice lei “ripetita Juve”.
Mio padre ogni anno paga 4mila euro di retta per mandarmi in questa scuola privata di merda. Non si creda che io mi ci trovo bene, ah. In quella pubblica c’era molta più figa, e qualcuno per farti uno spinello in bagno lo trovavi sempre. Uno spinello professorè, non faccia la scandalizzata, che lei ci ha a malappena 30 anni, e non mi dica che mentre si sentiva i Nirvana e i Gunserrose qualche cannone non se l’è fatto pure lei.
Si ricordi che se non era per mio padre, io a quest’ora non sarei qui a perdere tempo con lei, ma il fatto è che lui l’anno prossimo si candida alle comunali e ci annoia avere un figlio ignorante come la pietra.
E vabbene, un piacere a papà che mi mantiene ogni tanto glielo posso fare. A papà però, non a lei, professorè. Ognuno deve pensare ai problemi suoi, e lei se permette ne ha un mazzo e una sporta.
Ci faccio un breve sommario?
Lei s’è laureata pensando che l’aspettava un posticino tranquillo in una scuola pubblica. Che magari per qualche anno la fottevano a Bergamo a fare supplenze, ma poi se ne tornava ad Agrigento a insegnare italiano. E pensava male.
A parte che è da quando andavo alle elementari che alla televisione fanno vedere a voi che vi lamentate, che dite che a ’sta scuola pubblica se la rosicano come un surci col caciocavallo, ma ora che è arrivata questa Germini – che un colpetto, professorè, io ce lo darei – pare che l’hanno fatta titolare di una ditta di demolizione, altro che ministro della scuola. Non vi sta lasciando niente. Se fa bene o male, professorè, io non lo so. Quando mi candido pure io alle comunali, m’informo.
Ma non lo avete capito che vi pigliano per il culo? Come con le graduatorie, ad esempio.
Che poi come si fa sta graduatoria non lo sa manco il Padreterno. Prima cronologica, poi a spina di pesce, poi territoriale, poi anzianità, tra un po’ vi cafuddano due dadi in mano, e ve la giocate a colpi di culo.
Professorè, diciamocelo chiaro…ma dove minchia deve andare lei?
Ha pure il coraggio di lamentarsi che insegna gratis?
Ma come, il preside le paga i contributi… e lei vuole pure altri piccioli? Mi pare che stiamo esagerando.
Dice “Io gratis non ci voglio lavorare”. Ma scusi, l’alternativa era starsene un anno a casa senza fare un cazzo. Invece di non fare niente e rincoglionirsi di Grande Fratello, lei viene qui, dice le sue cose inutili alla lavagna, e fa punteggio per la graduatoria pubblica. A questo punto, sono sicuro di essere stato chiaro. Anzi, Lapa Alissandro come dice lei, anche se non ho mai capito chi è questo tizio. E a quest’altro punto, posso farle le mie richieste di correttezza e, come si dice, etica professionale.
Primo. Se pensa che quella mattina potrebbe mettermi meno di sette, non si scomodi, m’interroghi un’altra volta, quando ci ha il buonumore.
Secondo, tra due mesi c’è l’esame di maturità. Gliel’ha detto il preside che i temi ce li deve preparare lei? Sicuramente gliel’ha detto. Quello che le chiedo: a me me lo faccia un po’ più bello degli altri, sempre per quella storia di mio padre candidato e della pietra ignorante.
Per ultimo, quando entro in classe, gentilmente, si metta in piedi. È una questione di rispetto.
Giovannino Rapisarda
Ps. Professorè, la saluta l’avvocato Manzella, dice che se a settembre si trova ancora col culo scoperto, ce la rimette lui una parolina per questa scuola privata”.
_Inserito da , il 14/04/2010 alle 21:49
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Nell’Italia spaccata in due tra opposti estremismi, finalmente una soluzione:
Zirulì abortiva. La pillola che mette d’accordo tutti!
La Ru486 è oggettivamente un problema per un paese difficile come l’Italia. Troppo sfacciata, troppo diretta. Stimola il Papa a proclamare anatemi e chiamare all’obiezione di coscienza. Obbliga l’opposizione laica responsabile a spostarsi verso sgradevoli posizioni di difesa della libertà personale, mettendo a rischio il rapporto sempre in bilico con l’elettorato moderato.
Per questo, abbiamo pensato a una soluzione che accontentasse tutti: Zirulì abortiva.
Si tratta di una caramella con le stesse caratteristiche mediche della Ru486, ma con un aspetto molto più giocoso e coinvolgente.
Zirulì abortiva è fatta apposta per essere venduta in ogni farmacia, senza problemi di sorta. I farmacisti abortisti potranno consegnarla ai clienti senza temere lo sguardo apocalittico della clientela cattolica. E i farmacisti cattolici potranno fingere davanti al parroco di riferimento, di averle confuse con delle semplici caramelle, salvando così anima e fatturato.
Zirulì abortiva svolge anche l’importante funzione di riconciliazione degli affetti, grazie alla sua confezione vintage che riporta agli anni Ottanta, quando – cattolici e mangiapreti a venire – tra un Drive in alla tv e una partita di calcio in cortile, si correva dalla mamma per gustare la pallina colorata della farmacia.
Zirulì abortiva è disponibile ai gusti: albicocca, amarena, arancia, banana, fragola, limone, liquirizia, botulino, mandarino, mirtillo, pesca, yogurt, vitamina C, estrogeni, soia ogm.
Di seguito i nuovi tormentoni pensati per Zirulì abortiva:
Zirulì all’amarena sfidi Cota nell’arena, olè!
Zirulì alla fragola e abortisci come in una favela!
Zirulì alla liquirizia basta un poco di furbizia!
Zirulì al limone e vai in clinica col gommone!
_Inserito da , il 07/04/2010 alle 20:43
, nella categoria politica.
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Riceviamo e pubblichiamo:
Noi lavoratori della Chiesa in crisi alziamo la voce per farci sentire. Gli scandali delle ultime settimane rischiano di precipitare il nostro datore di lavoro in un baratro senza ritorno. Dai casi di pedofilia negli Stati Uniti e in Germania, che sarebbero stati coperti dalle alte sfere del Vaticano, fino al ritrovamento del cadavere di Elisa Claps, murata in una chiesa di Potenza e scoperta da preti sin troppo dediti al silenzio oratorio ben prima della polizia, la misura è colma. Un fallimento della Chiesa comporterebbe la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro in Italia e di altri centinaia di migliaia nel mondo. Pensate soltanto a quanti parroci di campagna, quante suore, quanti suonatori di campane, quanti sagrestani. Ma non solo, pensate ai venditori di souvenir a Lourdes, a San Pietro, a Fatima, agli organizzatori dei pacchetti pronta-guarigione per i santuari della speranza. Pensate infine ai missionari in giro per il mondo. Pensate alle loro famiglie, al rischio di ritrovarsi da un giorno all’altro senza una fonte di reddito. Quelle famiglie a cui state pensando in questo momento sono le nostre famiglie.
Non permetteremo che i ripetuti errori dell’attuale dirigenza mettano in pericolo il lavoro di tantissimi onesti lavoratori. Ci riferiamo in particolar modo all’amministratore delegato, Joseph Ratzinger, che da quando ha iniziato il mandato ha portato l’azienda verso un pericoloso isolamento. Anche le strategie di marketing da lui adottate sono risultate quantomeno discutibili, per non dire strampalate. Quante altre multinazionali conoscete che nel 2010 d.C. abbiamo puntato sul latino come lingua universale?
Pensiamo che questi esempi, per nulla esaustivi, di per sé possano bastare. Saremmo saliti sui tetti pure noi a protestare, come altri lavoratori in crisi hanno fatto in questi mesi. Ma la forma sferica delle cupole rende difficile l’operazione. Dunque, rilanciamo dalla sagrestia il nostro appello urbi et orbi.
Come lavoratori della Chiesa in crisi chiediamo una soluzione politica al fallimento verso cui ci avviciniamo giorno dopo giorno. E la chiediamo al governo italiano.
Come con la Fiat o con Alitalia, il presidente Berlusconi s’impegni a salvare i lavoratori del vaticano e di tutto il comparto ecclesiastico, indotto incluso.
Quali siano le scelte più adatte, non spetta a noi, umili servitori di Dio, dirlo. La soluzione potrebbe essere una cordata di piccoli azionisti. Pensiamo a parroci, scout, seminaristi, e anche – perché no – a mistici di altra provenienza, come abitanti delle comuni di matrice psichedelica e guaritori televisivi.
Oppure, valuti il governo, si potrebbe procedere a una joint venture, se non a una vera a propria cessione del comando, a una multinazionale del settore. Ad esempio l’Islam, in forte ascesa negli ultimi anni.
Qualsiasi cosa, pur di salvarci l’anima e il mutuo.
Noi la crisi non la espiamo!
Lavoratori della Chiesa in Crisi (Lcc)
_Inserito da , il 01/04/2010 alle 22:47
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C’è poco da scherzare, qui bisogna organizzarsi.
I politici pensano solo a se stessi e si scordano di chi gli permette di farsi la bella vita.
Noi, gli elettori. Una volta, appena arrivavano le elezioni, non solo loro si sfregavano le mani, ma pure noi. Era tutto un contrattare, un do ut des, un mercanteggiare che nemmeno in una casbah di Marrakesh. Tu mi dai il voto e io ti do un lavoro. Io ti do un’indennità perchè ti manca la mano destra, e tu con quella stessa mano destra mi metti una bella × sul mio nome.
Ma ora no, cari signori! Dalla legge Biagi – buonanima – in poi, non se n’è capito più nulla. Contratti a progetto, co.co.co, prestazioni occasionali, partite iva, esternalizzazioni.
Tante parole per esprimere un solo concetto: ce lo siamo presi nel culo.
I politici si aggirano sempre in cerca di voti come vampiri in crisi di astinenza, ma quello che possono darci in cambio è diventato sempre più misero, sempre più temporaneo. A noi, che per una vita abbiamo impegnato i voti della nostra famiglia, sangue del nostro sangue, fino ai cugini di terzo grado, per un lavoro dignitoso, non resta che adeguarci ai tempi che corrono.
Eccovi dunque, cari elettori e care elettrici, un aiuto che non ci farete lo sgarbo di disdegnare.
Fuoribusta, dopo un attento monitoraggio su territorio siciliano, estendibile comodamente a tutta la penisola, ha redatto per voi un vademecum per il voto di scambio. Con una scientificità che lascerebbe sgomento Paglioncelli, siamo in grado di dirvi quando rispondere “sì” al candidato di turno, e soprattutto, quanti voti dargli e per quanto tempo in cambio della loro offerta.
Fidatevi di noi, reclamate i vostri diritti.
Mai più il vostro voto svenduto al primo che passa.

Inserito da , il 23/03/2010 alle 21:09
, nella categoria voto.
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